Benvenuto in una pagina del sito mitidelmare.it
Se ti piace il modellismo navale, se vuoi vedere modelli realizzati da tanti appassionati, se vuoi qualche piccolo suggerimento costruttivo, comincia dalla home page. Buona navigazione!



Piroscafo Piemonte

Battello a ruote tuttora in servizio
sul Lago Maggiore

La costruzione del modello

home page

Altri miti

profili di navi
fluviali e lacustri


Sito A.N.V.O.


VIDEO

Costruttore:   Curradi Duilio
Periodo:  1904          Scala  1:25
Questa scheda è stata preparata dal Costruttore del modello e autore del sito mitidelmare.it.
Eventuali riproduzioni sono possibili solo con l'autorizzazione del Costruttore.


Questo modello è stato costruito per essere donato all'Area Museale della Fondazione Officine dell'Acqua di Laveno M. (VA)
Guarda il modello finito
Leggi la relazione completa


La costruzione di questo modello ha richiesto circa 1800 ore di lavoro nell'arco di 15 mesi.

In questa pagina racconto, passo passo, come ho costruito il modello.

Elaborati i disegni ottenuti dalla Navigazione Lago Maggiore di Arona, ho riprodotto la nave, in maniera artigianale, partendo, soprattutto, da fogli di compensato.

I disegni ottenuti dall'Ufficio Tecnico della Navigazione Laghi sono riprodotti nell'immagine a sinistra.

Si vedono, a scendere:

- Il piano di costruzione

- La sezione longitudinale e il ponte di coperta

- Il salone superiore, la plancia ed il ponte inferiore

La costruzione dello scafo
Come prima cosa ho ricavato, dal piano di costruzione, i profili delle ordinate, della chiglia e dei dritti di prora e di poppa.
Poi li ho stampati su fogli di carta adesiva (etichette A4) che ho applicato sul compensato.
Con il seghetto elettrico ho ritagliato, accuratamente, tutte le parti sulle quali ho previsto gli appositi incastri.
Poi ho preso una robusta tavola di legno sulla quale ho fissato due strisce di compensato sulle quali avevo praticato gli incastri in corrispondenza delle ordinate. Attenzione. Nel fare questi incastri bisogna tenere conto della “insellatura del cavallino”, ovvero della curvatura della coperta che corre da prua a poppa.


Ho inserito tutte le ordinate nei rispettivi incastri bloccandole in posizione con delle cordelline mantenute in tensione da elastici.
Quando tutto era ben posizionato ho applicato colla vinilica e ho montato lo “scheletro” dello scafo inserendo la chiglia e dei correnti longitudinali di rinforzo.

Lasciando lo scafo capovolto, ma mantenuto ben dritto dalla struttura di supporto, ho cominciato ad applicare il fasciame, con colla vinilica e con l’aiuto di pinzette.
Le tavole per il fasciame le ho ricavate da fogli di compensato di betulla dello spessore di 1,5 mm.


Anche in questo caso bisogna fare molta attenzione alla “rastrematura” di queste tavole che risulteranno più larghe nella zona centrale dello scafo e più affusolate alle estremità prodiera e poppiera.
Un’altro importante accorgimento consiste nel tagliare queste tavole con la massima cura. Dovranno, innanzi tutto, combaciare fra loro con grande precisione in modo da ridurre al minimo la necessità di ricorrere a troppo stucco.
Poi devono essere in numero adeguato per permettere la levigatura dello scafo, ovvero favorire l’arrotondamento, senza dover togliere troppo materiale indebolendo il fasciame.


Questa immagine mostra lo scafo completamente fasciato ma ancora “grezzo”.
Notare le estremità di prua e di poppa. Queste parti le ho ottenute incollando fra loro una serie di pezzi di compensato preventivamente sagomati. Questa tecnica mi ha permesso di ottenere due blocchi di legno pieno che ho potuto lavorare fino ad ottenere le “stellature” desiderate.
A questo punto ho applicato, all’interno dello scafo, uno strato di vetro resina (ho utilizzato uno di quei kit che si usano anche per riparare barche e vetture). Questo trattamento ha lo scopo di irrigidire lo scafo ed evitare che, con il trascorrere del tempo, si verifichino screpolature o deformazioni.

Adesso ho potuto procedere con la finitura esterna dello scafo. Ho utilizzato carta abrasiva di grana via via decrescente, applicata ad un supporto piano per correggere i disallineamenti. Poi ho applicato dello stucco e delle mani di pittura.

Io uso prodotti ad acqua che vanno benissimo, anche nel caso di modelli naviganti. Successive passate di pitturazione/stuccatura/levigatura hanno portato lo scafo al suo aspetto ottimale.
Con lo scafo praticamente finito ho applicato il ponte di coperta ed ho cominciato la costruzione delle sovrastrutture.
Nell’immagine a fianco si vede lo scheletro del salone principale con, a proravia, quello che diventerà il bar di bordo.



La costruzione delle sovrastrutture
Per costruire le sovrastrutture, ovvero le varie tughe che le compongono, ho fatto dei telai di compensato di betulla, per lo più dello spessore di tre mm. Poi ho rivestito questi telai con compensato, sempre di betulla, per lo più dello spessore di 1,5 mm.
In qualche caso ho scelto spessori diversi perché più adatti al momento.

Sulle pareti delle tughe ho poi disegnato le finestrature che ho ritagliato accuratamente. Nel combinare il telaio con le pareti, ed il successivo taglio delle finestrature, ho naturalmente previsto un sufficiente battente al quale applicare il “vetro” costituito da policarbonato trasparente. Nella foto qui sopra si vede il modello nei suoi componenti principali, pronti per la finitura.
Ho costruito il modello in modo da poterlo smontare e rimontare facilmente. In pratica ogni componente è applicato a quello sottostante con delle micro viti autofilettanti. Sono quelle piccole viti che usano i fermodellisti per fissare i binari dei treni.

Nella foto qui sotto si vede il modello già fissato alla tavola di supporto, per precauzione protetta da un robusto foglio di PVC.
Ho pitturato lo scafo e ho applicato gli oblò. Ho rifinito la coperta e ho pitturato le tughe di coperta. Ho montato le porte e vetrato le finestre. Ho installato le ruote a pale.
A proposito di queste operazioni desidero fornire alcune precisazioni.

Per pitturare lo scafo e le sovrastrutture, come tutti i particolari del
modello, ho usato sempre smalto satinato ad acqua, ovviamente nei diversi colori.


Gli oblò dello scafo li ho costruiti in lamierino di ottone flangiato con filo, sempre di ottone. Per il vetro ho usato resina epossidica a due componenti, perfettamente trasparente.
Ho rivestito la coperta con un “tavolato” costituito da listelli ricavati da fogli di impiallacciatura, portati alla misura, in scala, delle tavole reali. Ho stuccato le fughe fra le tavole e le ho riprese con un pennarello nero a punta finissima. Alla fine ho applicato alcune mani di vernice trasparente, sempre ad acqua.
Le ruote le ho costruite in ottone. Sono costituite da una struttura sulle quali sono applicate le pale. Queste sono libere di oscillare governate da un sistema di bracci che si muovono in maniera eccentrica rispetto all’asse motore. Ciò permette alle pale di entrare, lavorare e uscire dall’acqua in posizione verticale. Le ruote sono mosse da un motorino elettrico a lenta rotazione.


Le ruote a pale
Per la costruzione delle ruote a pale ho
preferito utilizzare un disegno semplificato
rispetto all’originale.
A sinistra si vede una ruota ancora grezza.
E’ costruita in ottone e le varie parti
sono unite con saldature a stagno.
La foto a destra mostra la ruota finita e completa
del sistema di orientamento delle pale.
Si tratta di una serie di bracci collegati ad una
piccola ruota che si muove intorno ad un asse eccentrico rispetto all’asse motore.
Il movimento è assicurato da un motorino elettrico a lenta rotazione a 12 V.



Questa foto presenta il modello, pre montato, nelle sue componenti
principali.
E’ ancora privo delle numerose finiture che lo completeranno.
Comunque è già illuminato e arredato internamente.
Sotto il mascone di Dritta c’è già la centralina, con all’interno un
trasformatore 220/12 V cc, e tre interruttori che attivano, rispettivamente, i fanali di via, l’illuminazione interna e la rotazione delle ruote a pale.

Il modello è completamente arredato. I locali sono descritti alla pagina: https://www.mitidelmare.it/Piroscafo_Piemonte_2026.html