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Vita e Mare
Bimestrale - Luglio-Agosto 1991
FAC-SIMILE dell'articolo scritto da Stefano Impallomeni quando questo modello del Titanic era in costruzione.
Il Sig. Impallomeni ha contribuito con notizie e ricerche molto utili.

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L'AMORE DEL MARINAIO PER IL MARE E PER LA PROPRIA NAVE
"Titanic", un mito da ricordare
La tecnoclogia distrugge l'immagine della nave tradizionale cara al cuore delle antiche generazioni di marinai.
L'eccezionale ricostruzione di un modello del leggendario transatlantico da parte di un ex Ufficiale della Marina Mercantile Italiana.
Il Comandante Edward Smithdi Stefano Impallomeni
Il 12 giugno 1967 le ceneri del defunto Comandante J.G. Boxhall furono sparse in mare al largo dei Grandi Banchi di Terranova.
Boxhall era stato IV Ufficiale di Coperta del "Titanic", ultimo sopravvissuto ad un disastro che a suoi tempo aveva sgomentato il mondo. Non aveva mai dimenticato quella notte e quelle nave alla quale era rimasto sempre legato, fino alla morte. Per l'eternità!
I miti sopravvivono all'uomo, alle cose, alle guerre: e sono passate due guerre mondiali da quando, alle h. 02.20 del 15 Aprile 1912 la grande nave comandata da E.J. Smith affondava inesorabilmente con 1.500 persone a bordo e il suo progettista Sir. Andrews, che a differenza del Presidente della White Star Line, Sir. J. Bruce Ismai, salito di prepotenza su di una scialuppa, rimaneva per sempre a bordo di quello sfortunato colosso che non giunse mai a New York.
La storia del Titanic, che ebbe vita breve, paragonandola a quella della sua gemella, l'Olympic, è densa di avvenimenti, di personaggi, di inchieste, di uomini eroici e vigliacchi.
Il Titanic in partenza dalla banchina di Southampton
La soria del Titanic è quella della nave, del transatlantico, del mito. Non era la più veloce di tutte. Non avrebbe mai potuto superare la Lusitania. Ma era la più incredibile e lussuosa del suo tempo.
Fu costruita nei Cantieri Harland & Wolff a Belfast e varata il 31 maggio 1911. Era lunga 270 metri, e il suo apparato motore sviluppava una potenza di 45.000 cavalli che le consentiva una velocità di 23 nodi ed aveva una stazza di 46.328 tonnellate. Poteva portare 2.500 passeggeri (il giorno del disastro ne portava 1.400) e 940 persone di equipaggio.
Robert Ballard nel 1986 l'aveva ritrovata, spezzata in due tronconi, dopo febbrili ricerche e dopo che il mondo l'aveva inutilmente cercata per 75 anni.
Una lussuosa cabina del transatlanticoCosa spinge un uomo a rischiare la propria vita per un immenso pezzo di ferro adagiato sul fondo a 3.500 metri di profondità? Non certo il denaro o l'avventura o il gusto di avere ritrovato la nave più famosa del mondo. La risposta più plausibile è: l'amore. L'amore che l'uomo ha per il mare e per le creature che gli appartengono, siano esse animate o di ferro, siano esse state fortunate o sfortunate.
Chi ama il mare ama le navi, siano esse gigantesche siano esse minuscole, perché la nave, a differenza dell'aereo (escludendo "The Spirit of St. Louis" di Lindberg) ha un'anima di ferro che la percorre lungo il suo scafo e le sopravvive al tempo e al logorio.
La nave ha un nome che non si può dimenticare: "Santa Maria", "Victory", "Queen Elizabeth", "Bismark" e tutte le altre.
Il modello della nave in costruzione
Ogni marinaio ha la propria nave che ricorda in maniera particolare come un amico o un fratello.
Le navi stanno cambiando ma non sono più belle di un tempo e le vecchie generazioni ne soffrono perché vedono una evoluzione tecnologica ma non estetica. L'ultima nave classica è stata la Michelangelo, le altre sono il futuro, le astronavi del mare.
Sono passati quasi 80 anni da quando il Titanic sparì nelle fredde acque di Terranova. Eppure il ricordo sopravvive a tal punto che persino i modellisti devono lavorare anni per poterla riprodurre il più fedelmente possibile. E' il caso del Sig. Curradi, ex Ufficiale della Marina Mercantile, diplomato al Nautico di Camogli e da molti anni residente a Varese. Ha comunque conservato la passione per il maree per le sue navi, al punto che dopo il ritrovamento del relitto nel 1986 ha iniziato una difficile ricerca reperendo materiale ovunque e scrivendo persino ai cantieri Harland & Wolff per richiedere i disegni di costruzione della nave. Quasi tutto il materiale è andato distrutto durante la 2a guerra mondiale e grazie ad un libro reperito dal sottoscritto in Inghilterra: "Olympic e Titanic" di John Maxtowe. Il Sig. Curradi ha potuto proseguire la sua pregevole opera, che ha l'assoluta caratteristica di riprodurre la nave anche all'interno, comprendendo le cabine e i mobili a corredo. Quando avrà terminato il suo lavoro, sigillerà ogni singolo ponte, ma la stupenda nave conserverà la sua anima e in un microcosmo fantastico rivivrà i suoi fasti di saloni stupendi e di cabine in stili diversi, così come era nella realtà.
Il Titanic giace spezzato nella sua eternità fatta di mare e di profondità abissali. Ormai con i computers possiamo sapere tutto di lei o di lui e possiamo fotografarla in ogni minimo particolare senza possibilità di errore. Ma la vera anima di quella grande nave non potevamo ritrovarla a Terranova. Essa si è liberata durante l'impatto con l'iceberg e vagherà senza sosta per sempre, percorrendo tutti i mari per ricordarci la presunzione dell'uomo e l'ammissione dei propri errori.
La tragica fine non è stata inutile, è stata un'insegnamento per costruire meglio, per dettare nuove regole sulla sicurezza sul mare. Se fosse sopravvissuta, con ogni probabilità sarebbe rimasta un semplice nome e non un mito da ricordare. Per chi ama i transatlantici lei è e sarà la "Gioconda" dei mari. L'evoluzione del tronco di legno, primo mezzo di trasporto dell'uomo, fatto città galleggiante.
"Titanic", il nome di un colosso che conobbe assai poco la madre, ma diede molto ai propri frateli.