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Gozzo sorrentino
Barca da pesca di 7 m



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Costruttore:   Massimo Splendore
Periodo: fine '800          Scala  1:50
Questa scheda è stata preparata con il materiale fornito dal Costruttore del modello.
Eventuali riproduzioni sono possibili solo con l'autorizzazione del Costruttore.


Imbarcazione dalla forma dolce e affusolata. Dotata di 8 remi e attrezzatura velica a tarchia, con vela trapezoidale inferita all'albero e sostenuta da un'asta inclinata detta "livarda" che, dal piede dell'albero, sale fino all'angolo superiore poppiero della vela e un polaccone (vela triangolare prodiera in luogo del fiocco).

Gli artigiani sorrentini, considerati veri e propri "maestri d'ascia", non potendo disporre di porti particolarmente ampi e adatti a ricoverare imbarcazioni di grandi dimensioni, si concentrarono sullo sviluppo di barche di dimensioni relativamente piccole.

Tra queste, ancora oggi, mantiene un posto di riguardo la produzione del gozzo, anche se si tratta di qualcosa di estremamente prezioso non accessibile a tutte le tasche.
Grazie ai segreti ed alle metodologie tramandate, i "maestri d'ascia sorrentini" costruiscono imbarcazioni capaci di affrontare condizioni meteorologiche proibitive e, al tempo stesso, in grado di soddisfare tanto le esigenze di chi era interessato al trasporto di persone o merci, quanto di quelle dei pescatori. Questi ultimi, infatti, hanno il merito di avere sfruttato ogni aspetto positivo delle tipiche barche sorrentine, utilizzandole per pescare con i vari tipi di reti utilizzate soprattutto per la cattura del pesce azzurro o per la pesca di profondità e con le nasse (adoperate per la pesca di polpi, calamari e seppie).
I  gozzi sorrentini hanno forme molto dolci con prua e poppa a punta, con la prima più alta della seconda per affrontare bene il moto ondoso.


La scelta dei legni adoperati per costruirli, così come le geometrie da rispettare, soprattutto in passato, erano rigorosissime.
Per lo "scheletro", infatti, era adoperato legno di quercia o di olmo, mentre per il fasciame si usava il pino marittimo.
I vecchi maestri d'ascia si recavano personalmente nei boschi per scegliere gli alberi considerati più adatti, evitando accuratamente ogni periodo che non fosse invernale e in epoca di luna calante.
Il legname veniva stagionato nelle grotte di tufo (ben arieggiate e dunque ideali per la stagionatura del legno) e l'imbarcazione non veniva considerata finita se prima non fosse stata dotata di un crocefisso da installare a poppa.