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Artiglio
Nave recupero



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Costruttore:   Marco Maiolini - Viareggio
Periodo: 1926          Scala  1:75
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La nave recupero Artiglio faceva parte della flotta SO.RI.MA. (SOcietà REcuperi MArittimi) costituita a Genova, nel 1926, su iniziativa del commendator Giovanni Quaglia.
Queste navi erano impegnate nel recupero dei preziosi carichi delle navi affondate, soprattutto, nel corso della prima guerra mondiale.
L'Artiglio nacque dalla trasformazione di un peschereccio costruito a Glasgow, nel 1906, e successivamente requisito dalla Royal Navy che lo trasformò in dragamine.



L'Artiglio fu dotato delle più moderne attrezzature subacquee e fu messo in grado di operare oltre i cento metri di profondità.
Furono imbarcati i migliori palombari disponibili, tutti originari di Viareggio.

Una operazione molto importante, che diede lustro alla nave, fu il recupero del carico della nave Washinghton, affondata al largo di Camogli.
La nave affondò nel 1917 posandosi su un fondale di 93 metri.



Furono riportati in superficie molti metalli pregiati, rotaie, vagoni e sette locomotive.
Dopo questa dimostrazione di efficienza la nave venne impegnata nel recupero del piroscafo Elisabethville, affondato da un U-Boot. La nave avrebbe dovuto trasportare un importante carico di diamanti, che però non fu trovato. In compenso furono recuperate quaranta tonnellate di avorio.
Successivamente l'Artiglio fu impegnato nel recupero del carico del piroscafo Egipt, a 130 metri di profondità. Su questa nave si trovava un grosso quantitativo di monete e lingotti d'oro.
Quando i palombari stavano per raggiungere la camera blindata fu necessario sospendere i lavori per il sopraggiungere dell'inverno.



Il materiale fu lasciato sul posto perché non erano disponibili altre navi di recupero in grado di operare a quelle profondità.
Prima di rientrare in Italia l'Artiglio accettò di recuperare il carico di esplosivo della nave Florence, al largo di Belle Ile. Il lavoro si rivelò più complicato del previsto. Furono impiegate ben 800 cariche esplosive per forzare le stive che continuavano a resistere. Alla fine fu impiegata una carica più potente che, purtroppo, innescò l'esplosione dell'intero carico bellico. L'artiglio, che aveva praticamente esaurito il materiale necessario, fu costretto a rimanere a soli 150 metri dal relitto. La nave saltò in aria provocando la morte di buona parte dell'equipaggio fra cui tutti i preziosi palombari.






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